Le Ofioliti di Poggio Donato

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

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Il punto di partenza del percorso è segnalato all’ingresso della Riserva ed è raggiungibile con sentiero (circa 1,7 km) o strada sterrata (circa 2,5 km) aperta  al traffico solo in alcuni fine settimana, per massimo 25 auto.

Il percorso fa parte dei 7 Sentieri Natura delle Riserve Naturali ed è dotato di una guida che descrive una serie di punti di interesse segnalati e numerati sul tracciato.

Il percorso permette di attraversare quasi tutti gli ambienti naturali della Foresta di Caselli: dal laghetto, con le circostanti aree agricole, ai rimboschimenti, alle forre fresche e umide, fino alla gariga riarsa e “lunare” di Poggio Donato.

Durante l’escursione è possibile raggiungere alcuni dei luoghi più remoti e selvaggi della Riserva; il forte carattere di aree “wilderness” rappresenta uno degli elementi di maggiore interesse di questa foresta.

Dall’area accessibile, situata presso il laghetto di Caselli, il sentiero attraversa un versante dove sono evidenti le tracce, antiche e recenti, dell’attività umana, come i vasti rimboschimenti, i pascoli ed i coltivi.

Superato un piccolo crinale, ci si immerge nella foresta, per poi raggiungere, con una breve deviazione, la forra del torrente Rivivo. Da qui, con una ripida salita in una rigogliosa lecceta, si raggiunge la tipica gariga su ofioliti, un ambiente di particolare bellezza ed interesse, che caratterizza la vetta ed il crinale di Poggio Donato. L’agevole via di ritorno al lago permette di attraversare nuovamente i vari ambienti.

Natura e storia tra la Rocca Sillana e la Valle del Pavone

L’ITINERARIO NON E’ PERCORRIBILE NEL TRATTO DOPO LA ROCCA SILLANA FINO ALLA STRADA DEL QUERCETELLO. NEL TRATTO TRA LA PIEVE DI SAN DALMAZIO E LA ROCCA PREVEDE UNA DEVIAZIONE SU STRADA PUBBLICA. Tutto l’Itinerario è privo o con scarsa segnaletica e in alcuni tratti non perfettamente sgombro da vegetazione.

Si parte dal piccolo borgo di San Dalmazio alla scoperta di un territorio abitato da millenni, ricco di memorie e testimonianze eloquenti: da notare le rovine di una delle più antiche “chiese madri” della Toscana, la Pieve di San Giovanni Battista, le tracce della viabilità di un tempo, i poderi, le fonti.

Ad ogni passo s’incontrano le vestigia del duro lavoro dell’uomo, non solo nei  campi, ma anche nelle miniere, visibili da numerosi e spettacolari punti panoramici sul fondo della Valle del torrente Pavone.

Al disopra di tutto, solitaria e imponente, troneggia la Rocca Sillana, fortezza medicea di rilievo in epoca rinascimentale, già sede di precedenti e più antiche strutture. La sua mole sembra quasi attendere il visitatore. Risalendo il monte si scopre non solo la storia di questo luogo, ma si viene premiati con la vista di uno dei più maestosi panorami che la Toscana possa offrire: in lontananza il mare, gli Appennini, le Alpi Apuane, il Chianti, l’Amiata; ma anche l’area geotermica, Volterra e le Riserve Naturali di Monterufoli e Berignone.

Un percorso capace di offrire molto più di un’escursione: è un’esperienza che offre una potente chiave di lettura del territorio e della sua evoluzione.

L’ anello di Poggio Castiglione: un’antica ferrovia mineraria nella gola del torrente Ritasso

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

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Il Percorso fa parte dei 7 Sentieri Natura delle Riserve Naturali e  presenta una guida descrittiva con i punti tappa segnalati e numerati sul tracciato.

Sconsigliato subito dopo forti piogge per la presenza di guadi.

È il percorso più spettacolare per scoprire gli importanti minerali della Val di Sterza e per conoscere la storia mineraria di questa porzione delle Colline Metallifere.

Inizialmente immerso negli ecosistemi torrentizi dello Sterza e del Ritasso, ricalca un ottocentesco tracciato ferroviario nato per il trasporto dei minerali dalla Stazione di Villetta, capolinea di carico di una ricca miniera di lignite, alla località di Casino di Terra.

Lungo il percorso si susseguono trincee scavate nella roccia serpentina e spettacolari ponti in pietra. Luoghi suggestivi, inseriti in ambienti ad elevata naturalità, con garighe, boscaglie rupestri e vegetazione rara.

Dopo la diramazione, che conduce nella conca di Villetta ed alla “steccaia” del Ritasso, si sale in direzione di Poggio Castiglione, dove si rinvengono minerali di magnesite, dolomite, quarzo e calcedonio e le tracce del loro passato sfruttamento.

Nel tratto finale la macchia alta cede il posto ad un bel querceto ad alto fusto con numerosi segni di presenza di cinghiali, caprioli e daini.

Le Terre Fumanti tra Sasso Pisano e Monterotondo

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Un percorso sicuramente unico che, partendo dal borgo di Sasso Pisano, conduce nel cuore delle manifestazioni naturali legate alla geotermia.

Camminando su rocce arroventate dal vapore, si osservano i fenomeni idrotermali superficiali, caratteristici di quest’ambiente sin dalla notte dei tempi e si riescono realmente a percepire le forze della natura, vive e pulsanti.

Le fumarole, le fontane bollenti, i cristalli di zolfo che crescono lentamente e le bizzarre concrezioni, svelano un mondo insolito e colorato: un ambiente simile ai paesaggi vulcanici, ma a suo modo inimitabile, ricco di alterazioni geologiche che hanno generato habitat del tutto particolari.

Poche specie vegetali riescono a sopravvivere al calore o all’estrema acidità del suolo, tra queste il brugo (Calluna Vulgaris). Da segnalare anche l’abbondante presenza della Quercia da sughero, che qui prospera oltre i 600 m. di quota grazie allo specifico microclima.

La zona ha rappresentato, per secoli, un autentico tesoro minerario, ambita e contesa per le molte risorse, tra cui Vetriolo, Allume, Caolino e Boro.
Il percorso sale fino a raggiungere una sella panoramica nel parco Naturalistico delle Biancane di Monterotondo M.mo, con spettacolari viste verso il mare, per poi tornare indietro e ridiscendere al Sasso attraverso antiche castagnete, di cui alcune ancora coltivate per la produzione dei frutti.

L’anello di Poggio Vecchio

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile dai borghi di Libbiano, Micciano e Serrazzano, percorrendo la strada sterrata di facile percorribilità che porta nella Riserva di Monterufoli.

Un facile tracciato ad anello, con tante suggestioni, ci conduce alla scoperta di tutte le tipologie forestali presenti a Monterufoli e ad un’area interessante per l’avvistamento della fauna selvatica.

Nei pressi dei ruderi del podere Poggiovecchio, il silenzio dell’area – ed un po’ di fortuna – ci potrà far scorgere ungulati come il daino, il capriolo e il cinghiale, ma anche rapaci.

La presenza di prede e di quiete rende questa zona prediletta da predatori elusivi come il lupo e il gatto selvatico.

Salendo alla testata del Vallon Cupo, profonda incisione che precipita nel sottostante torrente Adio, con tratti di foresta decidua caratterizzata soprattutto dal cerro, si percepisce l’aria a tratti odorosa di zolfo, perché si è ormai al margine di una delle aree geotermiche più importanti d’Europa.

Alcuni lecci di notevole longevità ci segnalano la presenza dei pochi resti della chiesetta di S. Ermete, insieme a corbezzoli, ginepri ed ornielli.

Il tratto finale del percorso, tra pinete e radure, regala ampie vedute e suggestivi mosaici di colori, soprattutto in autunno, grazie a numerosi sorbi, ciavardelli ed aceri.

Il Campo ai Meli

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile dai borghi di Libbiano, Micciano e Serrazzano, percorrendo la strada sterrata di facile percorribilità che porta nella Riserva di Monterufoli.

Vicinissimo alla Villa di Monterufoli prende avvio una breve passeggiata, da percorrere a piedi o a cavallo, per conoscere antiche foreste e testimonianze di attività agricole.

Le aree coltivate e boschive sono particolarmente utili per la fauna che – puntualmente – è possibile osservare nei prati di Campo ai meli.

Vecchie piante da frutto testimoniano il loro passato agricolo, mentre la foresta, tutto intorno alla radura, ci regala presenze rare come quella del tasso (Taxus baccata) atipica conifera amante dell’ombra e del fresco, ornata da bacche rosse al posto delle pigne. Le foglie e i semi sono velenosi, da cui la pianta trae anche il nome di Albero della morte.

La sua presenza, insieme a quella di alloro e agrifoglio,  è interpretata come testimonianza della flora tropicale di prima delle glaciazioni.

Golazze aperte e la valle del Rivivo

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Il punto di partenza del percorso è segnalato all’ingresso della Riserva ed è raggiungibile con sentiero (circa 1,7 km) o strada sterrata (circa 2,5 km) aperta  al traffico solo in alcuni fine settimana, per massimo 20 auto.

Il percorso si snoda dal laghetto di Caselli, un’area umida vitale per la fauna selvatica, in mezzo a sterminate macchie e raggiunge nella parte centrale alcuni dei luoghi più selvaggi della Riserva, con scorci panoramici più suggestivi sul territorio interno  e verso la costa.

Lasciata la strada sterrata in prossimità di una vecchia cava di serpentino, il sentiero, in buona parte su roccia e pietre, si inerpica su poggio Donato, con le sue rinomate fioriture primaverili delle garighe, per poi immergersi a mezza costa nella valle del Rivivo sui riarsi versanti di Poggio alle Tegole e Poggio Casaloni, dominati da boscaglie di ginepro coccolone abbarbicati sulle rupi di serpentino, con alcuni  esemplari monumentali e forme contorte plasmate dalla lunga stagione torrida di questa zona; una vegetazione di elevato pregio naturalistico in un ambiente ostile anche alle piante. Il tratto panoramico termina con la macchia che si richiude fino a raggiungere il cippo denominato “I Tre Confini”, in quanto segna  il confine di 3 comuni: Monteverdi Marittimo (PI), Bibbona e Castagneto Carducci (LI). Il sentiero risale il crinale ammantato da un bel bosco misto con lembi di querceti fino a un affioramento di rocce serpentine che regala una delle vedute più spettacolari delle Riserve dell’alta Val di Cecina e della Toscana: lo sguardo scende dai boschi sterminati della Magona fin giù a Bolgheri, con il suo celebre viale di cipressi, incontrando la pace nello splendore del Mar Tirreno, dove si scorgono le isole dell’Arcipelago Toscano, Elba, Capraia e Gorgona e, nelle giornate più limpide, il profilo della Corsica.

Poco dopo l’affaccio il sentiero si ricongiunge con la strada sterrata in corrispondenza della catena di confine con la Magona, che percorriamo in discesa sulla via del ritorno chiudendo l’anello.

 

La cascata di Caselli e la foresta di Renzano

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

Il punto di partenza del percorso è segnalato all’ingresso della Riserva ed è raggiungibile con sentiero (circa 1,7 km) o strada sterrata (circa 2,5 km) aperta  al traffico solo in alcuni fine settimana, per massimo 25 auto.

Subito dopo piogge intense, sconsigliato il guado sullo Sterza.

Il percorso parte dal laghetto di Caselli, unica vera area umida della Riserva, dal ruolo ecologico strategico per la fauna.

Si giunge alla bella Fattoria di Caselli,  posta al centro della vasta tenuta dei Conti Della Gherardesca, che oggi ospita servizi per l’accoglienza e la fruizione sostenibile della Riserva. Dell’originaria struttura si conservano le scuderie, il castelletto e la piccola chiesa con cimitero annesso.

Scendendo rapidamente fino alla strada sterrata della Riserva, si oltrepassa il ponticello sul torrente Rivivo e, avvolti in una rigogliosa cerreta di fondovalle, si costeggia lo Sterza, fin dove il fragore delle sue acque, nei periodi piovosi, ci segnala la presenza di una bellissima cascata, raggiungibile con una breve diramazione.

Lasciato il torrente, la strada forestale risale il bosco di Renzano, foresta non comune in questo clima dove, accanto al cerro, crescono frassino ossifillo, melo e olmo campestre, favoriti da suoli umidi e ricchi d’acqua risorgiva.

Un sentiero in discesa permette poi di ritornare fino al Torrente Sterza, da guadare nei pressi della confluenza con il Rivivo, per poi lasciarsi accompagnare da una bella cerreta nel prendere la via del ritorno.

L’anello della Riserva Naturale di Montenero

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile da loc. Prato d’Era, vicino Volterra, percorrendo la strada sterrata che porta nella Riserva di Monte Nero.

ll Percorso fa parte dei 7 Sentieri Natura delle Riserve Naturali e  presenta una guida descrittiva con i punti tappa segnalati e numerati sul tracciato.

Il sentiero natura è dedicato alla scoperta dell’aspro rilievo del Monte Nero e della piccola e stretta valle del torrente Strolla, oggi Riserva Naturale Regionale. Si tratta di una vera e propria isola di boschi e affioramenti rocciosi, aspra e selvaggia, immersa nel paesaggio agrario dolcissimo dell’Alta Val d’Era.

Il visitatore è accolto in un vero scrigno di biodiversità, con freschi boschi di latifoglie, ombrose leccete, dense ed intricate macchie, boscaglie rupestri e prati aridi, che si susseguono lungo il percorso. Alcuni straordinari punti panoramici consentono l’osservazione dell’intera valle e, con un po’ di fortuna, il volo di qualche rapace, come il Biancone.

A metà percorso si giunge  all’attraversamento del Torrente Strolla, in un punto di particolare bellezza, con una cascata di oltre 30 metri. Più a monte numerose “Cascatelle” e vaste pozze d’acqua si alternano in una stretta forra scavata dal torrente.

La seconda metà del sentiero consente di ripercorrere alcuni antichi tracciati legati alle vie del sale e di scoprire importanti testimonianze storiche, come la leggendaria Fonte del Latte, ma soprattutto la caratteristica Pieve della Nera, sorta intorno all’anno mille.

Guida Sentiero Montenero