Antiche vie e paesaggi intorno al borgo di Montecatini

Itinerario attualmente non percorribile, in manutenzione

L’itinerario compie un anello intorno alle pendici dell’incantato borgo medievale di Montecatini Val di Cecina. Si parte dalla piazza del paese e scende in direzione sud  lungo la vecchia via indicata sul catasto Leopoldino come “Via delle Moie”, che conduceva alle Saline di Volterra. Caratterizzano il percorso panorami mozzafiato verso Volterra e l’alta Val di Cecina, boschi, aree aperte con rocce affioranti, antichi coltivi terrazzati in abbandono, muri a secco realizzati con sassi di selagite, oggi recuperati e ricoperti di nuovo di olivi. La selagite, dispersa un po’ ovunque, cavata su più fronti proprio lungo questo itinerario, è unica di questi luoghi e utilizzata già dal periodo etrusco-romano. Nel tratto di ritorno verso il borgo si possono anche osservare resti di antichi castagneti da frutto e, nella parte finale, la Fonte della Madonna, ampia costruzione recentemente restaurata e parzialmente ricostruita; una pietra riporta la data 1681.  L’ultimo tratto ripercorre la vecchia via medievale ancora lastricata che conduceva a Volterra, forse già presente in epoca romana.

 

Panorami da Pomarance

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Stai sostando con il Camper, hai poco tempo ma vuoi fare una piacevole passeggiata alla portata di tutti…è l’anello giusto che grazie ai suoi superbi panorami introduce alla bellezza ed alla diversità del paesaggio dell’Alta Val di Cecina e dell’Area Geotermica. Si parte dall’Ufficio turistico comunale, si passeggia in mezzo al bosco, prati e tra l’abitato, con viste meravigliose. Durante il percorso il centro ippico comunale di Santa Barbara dove si possono fare numerose attività anche in compagnia dei famosi cavallini di Monterufoli. Il centro storico di Pomarance è a un passo con la sua Pieve del XII secolo, la Piazza della Pretura ed i bei palazzi ottocenteschi di Via Roncalli tra i quali emerge la Casa Museo Palazzo Bicocchi, residenza borghese del XIX sec, il Palazzo Ricci con la Mostra permanente Guerrieri ed Artigiani (dalla Preistoria al Rina-scimento), oltre ai due raffinati teatri De Larderel e Dei Coraggiosi.  Il paese è caldo ed accogliente e vi aspetta.

La Sassa, la foresta di Caselli e la macchia della Magona

Itinerario attualmente non percorribile, in manutenzione

La partenza è dal borgo medievale della Sassa, perfettamente conservato, caratterizzato da un imponente torrione arroccato da cui si gode una vista aperta e suggestiva . L’antica via di Castagnolo – che porta ancora le vestigia di un’antica strada di valico verso la zona di Castagneto Carducci – scollinando sulla sella tra Poggio al Pruno e Poggio Aia Assenzio, attraversa, per un breve tratto, la Macchia della Magona e si inoltra, in discesa, nella Riserva di Monterufoli – Caselli. Prima di scendere è consigliabile una breve diramazione verso il punto panoramico delle Golazze Aperte, suggestivo sperone roccioso con vista mozzafiato sulla costa e l’Arcipelago Toscano.
La discesa è caratterizzata inizialmente da boschi di caducifoglie per trasformarsi, man mano, in macchia mediterranea, sempre più bassa, fino a ridursi in gariga – è questa la  tipica vegetazione della roccia serpentina – qui prosperano basse piante dalle fioriture e dalle forme spettacolari come iris, tulipani e narcisi . Ci si addentra poi, ancora di più, nella foresta, in località Scrigni e, attraversando il Botro del Confine, interessato in passato da ricerche minerarie, si esce dalla Riserva per risalire alla Sassa, tra campi, pascoli e poderi, in un paesaggio rurale dal fascino antico.

La Foresta di Tatti

Itinerario attualmente non percorribile, in manutenzione

L’inizio del percorso è raggiungibile con un tratto di strada sterrata comunque di facile percorribilità, che parte dalla SP27 in direzione di loc. Ponsano.

Tatti rappresenta una delle foreste più importanti e meglio conservate in Italia per la presenza di boschi a dominanza delle quercia rovere (Quercus petraea), non molto diffusa in ambiente mediterraneo.

La foresta è il leitmotiv di questo itinerario: sarà possibile immergersi nelle mille tonalità di verde o dei colori autunnali e immaginare, magari grazie anche alla penna di Cassola che ha ambientato qui “Il taglio del bosco”, le passate attività forestali.

Si parte da Dispensa di Tatti, un edificio adibito ad ospitare boscaioli, carbonai e guardie per poi addentrarsi nella valle del Botro delle Pilelle, in una bellissima lecceta. Guadato il piccolo, ma grazioso corso d’acqua dove è possibile incontrare la rana appenninica, si giunge, lungo un vecchio percorso dei carbonai, a risalire la piccola valle del Botro Lecci dove la rovere domina con numerosi esemplari secolari.

Guadagnato il crinale, lungo la strada forestale, nella zona denominata “Olmastrelli”, si incontra un cippo che ricorda il luogo dove, nel 1944, tre formazioni partigiane si riunirono nella nota XXXIII Brigata “Garibaldi”. Dopo un breve tratto lungo la sterrata un sentiero ci riporta nella valle del Botro, attraversando un bellissimo tratto di foresta mista con cerri, roveri e lecci di grandi dimensioni.

Grande anello escursionistico della gola del rio

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile dal borgo di Mazzolla, percorrendo la strada sterrata che porta nella Riserva di Berignone, in loc. Capannone. Dal parcheggio della Riserva, l’inizio del percorso dista a piedi circa 500 m.

Sconsigliato subito dopo forti piogge per il guado sul botro al Rio.

Il percorso consente di scoprire la zona più selvaggia della Foresta del Berignone. Si inizia dalla bella area di sosta del Capannone, con il sentiero che si inoltra subito nella lecceta lungo forra del Botro al Melo, dove è possibile ammirare salti, cascate e piccole marmitte dei giganti.

Attraverso boschi  secolari si giunge alle Pietruccolaie, un suggestivo punto panoramico verso le Colline Metallifere da cui ci si rende conto di quanto poco abitata sia tutta la zona.

In breve tempo si raggiunge poi la strada forestale che, in salita, porta alla fonte della Venella e ad una abetina di abete bianco, impiantata intorno al 1930 sul versante nord di Monte Soldano.

Il ritorno avviene scendendo nella spettacolare valle del Botro al Rio, una forra profonda, scavata dal lavoro millenario dell’acqua: la lecceta si alterna con la macchia alta ed è piuttosto facile avvistare daini, cinghiali e, con un po’ di fortuna anche il lupo.

Risaliti sul crinale l’escursione conduce agli importanti ruderi del Castello dei Vescovi, la cui prima fondazione risale all’896, collocato su uno sperone roccioso: oltre ad un panorama mozzafiato, è possibile osservare i larghi volteggi del possente biancone, l’aquila dei serpenti. Il tratto finale percorre il Torrente Sellate, immersi in boschi di latifoglie decidue, dove domina il cerro e le specie igrofile, come salici e pioppi.

Il museo e l’antica miniera di Montecatini

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

Breve ma interessante passeggiata da collegare possibilmente alla visita della ottocentesca miniera di Rame e ovviamente allo straordinario borgo medievale. Si parte proprio davanti ai resti del principale pozzo di estrazione della miniera, Pozzo Alfredo, la cui torre domina l’area mineraria e offre una delle viste più spettacolari della Val di Cecina. La storia del borgo medievale di Montecatini Val di Cecina è legata alla sua Miniera di Rame che ha dato il nome ad una delle maggiori industrie del XX° secolo: la Montecatini S.p.A. divenuta poi Montedison. Gli Etruschi furono i primi a sfruttare le abbondanti risorse naturali di questa zona. Il complesso Minerario, racconta la storia degli uomini, la loro laboriosità e la loro intraprendenza. Il borgo minerario, ristrutturato ed ancora oggi in parte abitato, arricchisce di fascino la visita che acquista una suggestione unica durante l’apertura notturna.

La passeggiata arricchisce la visita della miniera e ci porta ad osservare un opera di straordinaria bellezza, la diga del Muraglione, costruita nel 1856 per le esigenze della miniera ma mai utilizzata. La diga è rientrata in un progetto di valorizzazione di sei dighe storiche d’Italia.

Gran parte in mezzo alla vegetazione e con punti panoramici verso il mare e la valle, l’itinerario è in ogni momento dell’anno una passeggiata da non perdere alla portata di tutti.

Il Poggio alla Croce: un affaccio sulla Val di Cecina

Itinerario attualmente non percorribile, in manutenzione

Con una passeggiata né lunga, né faticosa, dal bel centro medievale di Montecatini – lungo la strada che porta all’interessante museo della Miniera – si raggiunge l’oratorio di Santa Barbara, protettrice dei minatori, per iniziare poi a risalire e raggiungere la cima del Poggio alla Croce, dove i i minatori stessi impiantarono una caratteristica croce in ferro, realizzata con tecniche e materiali tipici delle costruzioni minerarie.
Da qui si può ammirare una grandiosa vista verso il versante Volterrano, fino a spaziare sull’Alta Val di Cecina, dove spicca la puntuta e solida Rocca Sillana.

La discesa a Montecatini è piacevole, sia per il continuo panorama, sia per la naturalità di un versante roccioso e coperto da vegetazione lussurreggiante.

Montecastelli e bocca di Pavone

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

In pochi luoghi come Montecastelli Pisano ci si immerge nel Medioevo, sia passeggiando nel borgo, pressoché rimasto immutato nei secoli, sia osservando il panorama, che spazia fra l’alta Val di Cecina e il mare, senza che la vista sia disturbata dall’invadenza di costruzioni umane.

Da Montecastelli ci si sposta nel bosco, poi su versanti e crinali, fra il verde inteso dei prati e il bianco-violaceo delle rocce metamorfiche, che testimoniano la diversità geologica e mineralogica dell’area. Si passa poi da Cerbaiola, nucleo rurale dove si respira la vita contadina di un tempo, fra casali, vecchi attrezzi agricoli e mandrie bovine al pascolo.

Si scende infine a Bocca di Pavone, dove l’omonimo torrente sfocia nel fiume Cecina all’imbocco di una gola rocciosa che rappresenta uno dei luoghi più selvaggi della Toscana.

Castelnuovo e i ponti medievali

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica.

Dal pittoresco borgo medievale di Castelnuovo, che discende ripido in un dedalo di stradine e scale, si esce nei castagneti, molti dei quali ancora ben coltivati per la produzione dei pregiatissimi marroni.

Con sentieri e stradine comode si giunge nel fondovalle del Torrente Pavone, dove il paesaggio è dolce, verde e luminoso, aperto verso la mirabile vista di Castelnuovo in alto.

Scendendo ancora un poco si comincia a percepire l’odore e la sensazione umida del fiume, che si ode gorgogliare fino alla vista di un’arcata spettacolare, che, da secoli, sovrasta il corso d’acqua. Purtroppo non è possibile salirci, a causa del crollo delle spallette, ma la vista, guadando le fresche acque del torrente, trasmette il fascino della storia.

Le sorprese non sono finite: dopo poco, a valle, si intravede un altro ponte, questa volta più basso e largo, che attraversa tutta la golena con molti archi minori, per sorreggere un trasporto acquedottistico, a testimonianza dei preziosi usi dell’acqua e dell’ardita ingegneria idraulica antica.