Panorami da Pomarance

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Stai sostando con il Camper, hai poco tempo ma vuoi fare una piacevole passeggiata alla portata di tutti…è l’anello giusto che grazie ai suoi superbi panorami introduce alla bellezza ed alla diversità del paesaggio dell’Alta Val di Cecina e dell’Area Geotermica. Si parte dall’Ufficio turistico comunale, si passeggia in mezzo al bosco, prati e tra l’abitato, con viste meravigliose. Durante il percorso il centro ippico comunale di Santa Barbara dove si possono fare numerose attività anche in compagnia dei famosi cavallini di Monterufoli. Il centro storico di Pomarance è a un passo con la sua Pieve del XII secolo, la Piazza della Pretura ed i bei palazzi ottocenteschi di Via Roncalli tra i quali emerge la Casa Museo Palazzo Bicocchi, residenza borghese del XIX sec, il Palazzo Ricci con la Mostra permanente Guerrieri ed Artigiani (dalla Preistoria al Rina-scimento), oltre ai due raffinati teatri De Larderel e Dei Coraggiosi.  Il paese è caldo ed accogliente e vi aspetta.

Paesaggi, castelli e fiumi tra Pomarance e la Riserva Naturale di Berignone

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Alcune varianti visibili in mappa consentono  di personalizzare e ridurre la lunghezza dell’anello.

Per la presenza di numerosi guadi, Il percorso è sconsigliato dopo giorni di pioggia.

La discesa su sentiero tra Podere Casinieri e il masso delle Fanciulle, e il tratto del guado su torrente Possera, presentano un elevato grado di difficoltà a livello tecnico.

Panorami incantevoli, boschi sconfinati, dolci paesaggi e acque cristalline, avvistamenti di rapaci e, con un po’ di fortuna, anche del lupo: tutto questo in un solo itinerario, assolutamente da non perdere!

Prima di mettersi in cammino è d’obbligo una sosta nel  centro storico di Pomarance con la sua Pieve del XII secolo, la Piazza della Pretura ed i bei palazzi ottocenteschi di Via Roncalli tra i quali emerge la Casa Museo Palazzo Bicocchi, residenza borghese del XIX sec, il Palazzo Ricci con la Mostra permanente Guerrieri ed Artigiani (dalla Preistoria al Rina-scimento), oltre ai due raffinati teatri De Larderel e Dei Coraggiosi. 

Si parte quindi dal centro storico: qui la campagna, ancora viva con i suoi bei casolari, lascia la scena, sul fondovalle, agli importanti ecosistemi fluviali del Cecina e dei torrenti Fosci e Sellate.

Guadato il Cecina si segue il fondovalle del Fosci, con la vegetazione igrofila di pioppi e salici, fino a raggiungere la Riserva Naturale di Berignone; una strada – un vero e proprio tunnel nella foresta – ci porta alla collina di Casinieri, dove lo sguardo spazia verso la gola del Cecina, quella del Pavone e Rocca Sillana.

Si attraversano i luoghi più significativi della Riserva, per poi scendere verso le limpide acque del Fiume Cecina, dove il corso dell’acqua si stringe tra ammassi rocciosi, mostrando il suo volto più bello: siamo in uno degli ambienti fluviali più incantevoli e meglio conservati d’Italia, il Masso delle Fanciulle e il Masso degli Specchi, luogo ideale per immergersi in un bagno rigenerante.

Rientrando a Pomarance, tra un susseguirsi di superbi panorami, si passa ai piedi della magnifica Rocca Sillana, antica fortezza medicea che sovrasta la selvaggia valle del torrente Pavone, per raggiungere poi l’incantevole borgo di San Dalmazio e, attraverso una campagna dal sapore antico, ma pulsante di attività, si risale a Pomarance.

Ciclotour della Riserva Naturale di Berignone e Tatti

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Il tratto su sentiero, dalla foresta di Tatti fino quasi al Castello dei Vescovi, presenta naturalmente una maggiore difficoltà tecnica.

Attenzione a possibili incontri di cani da pastore nel tratto di ritorno, dalla Riserva di Berignone a Mazzolla.

Si parte dal Borgo medievale di Mazzolla – le cui origini risalgono all’XI secolo – vero e proprio balcone sui boschi e sulla campagna del volterrano.

Oltrepassato il torrente Fosci – confine settentrionale della Riserva Naturale di Berignone –  ci si inoltra nella foresta percorrendo una strada sterrata, caratterizzata dalle tracce del vecchio sistema poderale ottocentesco, segnato da  pascoli e terre coltivate, oggi in gran parte sostituiti da rimboschimenti artificiali con pini e cipressi.

Superato il Pod. Il Pino si giunge al Pod. Caprareccia, posto in un’area panoramica,  circondato da un’oliveta di eccezionale valore per le sistemazioni di pietra in cui le piante sono state coltivate.
Si risalgono i versanti boscati – in cui il leccio fa da padrone – finché, alle pendici di Monte Soldano, una fonte ci invita ad entrare in un bosco che, passo dopo passo, cambia aspetto.
Si supera il confine della Riserva entrando nel bosco di Tatti, conosciuto a livello europeo per il suo raro bosco di rovere, quercia centroeuropea che qui ha trovato condizioni ottimali.

Con un  sentiero nel cuore di Berignone si raggiunge uno dei luoghi simbolo della Riserva, la Torraccia. Di origine medievale, meglio conosciuta come Castello dei Vescovi, è posta in posizione panoramica tra la valle del torrente Sellate e la gola del Botro a Rio. Il tratto su sentiero presenta naturalmente una maggiore difficoltà tecnica.

Costeggiando il Sellate si scende, infine, sulla vecchia via maremmana: il tratto è caratterizzato da ambienti umidi e zone aperte, molto utili ad ungulati come il daino, il cinghiale e il capriolo e il loro grande predatore, il lupo. Si lascia la Riserva risalendo verso Mazzolla attraverso un paesaggio rurale tra filari di cipressi, alberi camporili, greggi al pascolo, siepi e poderi.

Castelnuovo e i ponti medievali

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica.

Dal pittoresco borgo medievale di Castelnuovo, che discende ripido in un dedalo di stradine e scale, si esce nei castagneti, molti dei quali ancora ben coltivati per la produzione dei pregiatissimi marroni.

Con sentieri e stradine comode si giunge nel fondovalle del Torrente Pavone, dove il paesaggio è dolce, verde e luminoso, aperto verso la mirabile vista di Castelnuovo in alto.

Scendendo ancora un poco si comincia a percepire l’odore e la sensazione umida del fiume, che si ode gorgogliare fino alla vista di un’arcata spettacolare, che, da secoli, sovrasta il corso d’acqua. Purtroppo non è possibile salirci, a causa del crollo delle spallette, ma la vista, guadando le fresche acque del torrente, trasmette il fascino della storia.

Le sorprese non sono finite: dopo poco, a valle, si intravede un altro ponte, questa volta più basso e largo, che attraversa tutta la golena con molti archi minori, per sorreggere un trasporto acquedottistico, a testimonianza dei preziosi usi dell’acqua e dell’ardita ingegneria idraulica antica.

L’anello di Poggio Vecchio

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica e non perfettamente sgombro da vegetazione

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile dai borghi di Libbiano, Micciano e Serrazzano, percorrendo la strada sterrata di facile percorribilità che porta nella Riserva di Monterufoli.

Un facile tracciato ad anello, con tante suggestioni, ci conduce alla scoperta di tutte le tipologie forestali presenti a Monterufoli e ad un’area interessante per l’avvistamento della fauna selvatica.

Nei pressi dei ruderi del podere Poggiovecchio, il silenzio dell’area – ed un po’ di fortuna – ci potrà far scorgere ungulati come il daino, il capriolo e il cinghiale, ma anche rapaci.

La presenza di prede e di quiete rende questa zona prediletta da predatori elusivi come il lupo e il gatto selvatico.

Salendo alla testata del Vallon Cupo, profonda incisione che precipita nel sottostante torrente Adio, con tratti di foresta decidua caratterizzata soprattutto dal cerro, si percepisce l’aria a tratti odorosa di zolfo, perché si è ormai al margine di una delle aree geotermiche più importanti d’Europa.

Alcuni lecci di notevole longevità ci segnalano la presenza dei pochi resti della chiesetta di S. Ermete, insieme a corbezzoli, ginepri ed ornielli.

Il tratto finale del percorso, tra pinete e radure, regala ampie vedute e suggestivi mosaici di colori, soprattutto in autunno, grazie a numerosi sorbi, ciavardelli ed aceri.

Il Campo ai Meli

Itinerario percorribile privo o con scarsa segnaletica

Il punto di partenza del percorso è raggiungibile dai borghi di Libbiano, Micciano e Serrazzano, percorrendo la strada sterrata di facile percorribilità che porta nella Riserva di Monterufoli.

Vicinissimo alla Villa di Monterufoli prende avvio una breve passeggiata, da percorrere a piedi o a cavallo, per conoscere antiche foreste e testimonianze di attività agricole.

Le aree coltivate e boschive sono particolarmente utili per la fauna che – puntualmente – è possibile osservare nei prati di Campo ai meli.

Vecchie piante da frutto testimoniano il loro passato agricolo, mentre la foresta, tutto intorno alla radura, ci regala presenze rare come quella del tasso (Taxus baccata) atipica conifera amante dell’ombra e del fresco, ornata da bacche rosse al posto delle pigne. Le foglie e i semi sono velenosi, da cui la pianta trae anche il nome di Albero della morte.

La sua presenza, insieme a quella di alloro e agrifoglio,  è interpretata come testimonianza della flora tropicale di prima delle glaciazioni.